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Una “scatola Venezia” per Ca’ Pisani

La “scatola Venezia” è una sorta di supergadget che ricorderà all’ospite la visita alla città di Venezia e la permanenza nell’albergo Ca’ Pisani. Un oggetto di “benvenuto” che il visitatore troverà nella propria camera.  È il pretesto per costruire un racconto, dove l’oggetto, nel suo insieme di contenitore e di contenuto, è “memoria” e rievocazione strutturata di un viaggio.
La scatola, realizzata in cartone, si presenterà come un kit contenente una serie di oggetti, alcuni dei quali rimarranno di proprietà dell’hotel, mentre altri potranno essere asportati.
L’idea è la realizzazione di un oggetto contenitore strutturato al suo interno che, in un primo momento, possa servire durante la permanenza in hotel per deporre il telecomando della tv, la directory e fungere anche da vuotatasche al rientro dell’ospite in albergo.
Successivamente, il contenitore, che potrà rimanere di proprietà del cliente alla fine del soggiorno in hotel, avrà delle caratteristiche di “preziosità” tali da diventare un oggetto souvenir, a memoria della permanenza a Venezia. Per questo motivo si presenterà come oggetto “prezioso” (pur se realizzato in cartone) e potrà avere una grafica personalizzata. Sarà predisposto a contenere – oltre agli oggetti che già inizialmente accoglie (e che fanno parte del progetto) – anche altri gadget e materiali grafici e cartacei collezionabili durante la vacanza. 
La tecnica di costruzione del contenitore, oggetto del progetto, è un sistema strutturale ottenuto con l’incastro a secco delle parti di cartone ottenute con fustellatura e/o piegatura (cordonatura) e possibilmente, senza incollaggi.
Referente e partner del progetto è stato lo Scatolificio Udinese che, per i problemi tecnici, ha offerto la propria consulenza.

Una cuccia – microarchitettura

Il progetto era in concomitanza con la 17.a Biennale di Architettura di Venezia (2020) ed aveva come soggetto la realizzazione di una “microarchitettura” ispirata ai Padiglioni nazionali presenti ai Giardini della Biennale a Venezia, luogo dell’esposizione. Queste “microarchitetture” erano in realtà delle cucce per gatti o cani di piccola taglia da realizzarsi integralmente con il cartone (con l’aggiunta di un eventuale cuscino in tessuto imbottito).
Il progetto richiedeva di scegliere, preventivamente, uno dei Padiglioni nazionali esistenti ai Giardini della Biennale di Venezia. In seguito è stata richiesta la progettazione di una cuccia realmente utilizzabile e inscritta in un volume massimo d’ingombro di cm 50 x cm 50 x cm 50.
La tecnica di costruzione proposta era l’incastro a secco delle parti di cartone ottenute con fustellatura e/o piegatura (cordonatura), possibilmente, senza incollaggi. Il cartone da utilizzare era della tipologia ondulata con uno spessore presunto di almeno 4 mm.
La focalizzazione del progetto è avvenuta sia sul piano formale (con una speciale attenzione alle proporzioni e ai valori simbolici dell’oggetto architettonico) e sia sul piano rappresentativo con i disegni progettuali e in particolare con il prototipo realizzato utilizzando una o più tipologie di cartone a scelta.